lettera aperta al ministro luca zaia

Caro Ministro,
Le scrivo questa ennesima lettera per congratularmi da Siciliano con Lei.
Lei è riuscito a fare ciò che decine e decine di Suoi predecessori non sono riusciti a fare:
– sistemare la vicenda delle quote latte;
– acquistare 100.000 forme di parmigiano, senza che la CE abbia per questo aperto una infrazione per aiuti di Stato;
– sistemare la questione suini;
– sistemare la vicenda del Brunello;
– sistemare la questione mozzarelle;
e tante altre potrei anche indicarne.
Caro Ministro, da Siciliano il complimento debbo farglielo, e a gran voce. Davvero Bravo.
Ma adesso le chiedo: può fare il 5% di ciò che ha fatto per tutti in favore stavolta della nostra vituperata Sicilia?
Può occuparsi per favore della questione agrumi, uva da tavola, olio, grano duro, e soprattutto può occuparsi della riduzione della produzione cartacea voluta dalla burocrazia, produzione che aumenta a dismisura ogni giorno che passa?
Caro Ministro il 5%, le chiedo solo di fare il 5% di ciò che ha già fatto.
Grazie
Corrado Vigo – agronomo
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16 pensieri su “lettera aperta al ministro luca zaia

  1. Mi interessa l’acquisto del parmigiano. Cosa ne ha fatto? Lo ha regalato agli amici?Come ha potuto comprare tanto formaggio al punto da provocare una manovra definibile ” aiuto di Stato”? Ma Zaia dev’essere un vero e proprio mago !!!!E poi gwentile Corrado Vido non ti sbracciare per la Sicilia e per la sua agricoltura. Interessati per il trasporto RO_RO. Forse otterrai qualche risultato.Avremo i mari inquinati ma finalmente qualche nave in più.

  2. Caro Vigo fai bene a scrivere al Ministro. Chissà se un giorno ci ascolterà. Se non gli scriviamo non saprà mai che problemi abbiamo.Grazie per tutto ciò che fai per tutti noi.

  3. Scusate ma avete visto il blg del ministro?Forse fate prima se lo contattate sul suo blog.Tra l’altro se andate lì capite che lui è stato fin dall’inizio abbastanza chiari: Il titolo del sito è: ‘Valorizzerò la mia terra – Luca Zaia’.Evidentemente ha capito che bisogna investire nel settore immobiliario per mettere al sicuro i risparmi, in altri tempi avrebbero scritto valorizzerò le mie azioni, o i miei BOT 🙂Luca web

  4. Caro Corrado,amici di Vigopensiero,strano ,ma vero,nel blog del Ministro Zaia è stato postato un mio intervento dove chiedevo al Ministro Zaia cosa ne pensava della lettera allegata,cioè quella Tua,caro Corrado,la famosa lettera che hai inviato all’indirizzo di posta elettronica del Ministro.Non c’è,ancora,la risposta del Ministro,ma c’è la Tua lettera nel blog del Ministro.Chissà,se arriverà anche una risposta del Ministro…………..§§§§§§§§§§§§Dal Blog del Ministro:http://www.lucazaia.it/blog/?p=36 –Orazio Vasta Scrive: 2 Novembre 2008 alle 18:02 Egr.Dott.Ministro,scusi se sono inopportuno,sono un giornalista e gradirei sapere cosa ne pensa di questa lettera che gli è stata inviata dalla Sicilia. Grazie,Orazio Vasta- oraziovasta@ibero.it^^^^^^^^^^^^^^^Caro Ministro,sono una agronomo, ma al contenpo un agrumicoltore, e discendo da famiglia di agrumicoltori.Faccio la professione da 24 anni, e da 29 coltivo arance, le tanto bistrattate arance siciliane, che tutti amano, ma che ci stanno portando economicamente alla rovina, perchè nonostante gli elevati prezzi di vendita al consumo, a noi vengono pagate a prezzi irrisori.L’anno scorso anche fra i 5 ed i 7 centesimi al chilo.Sì ha letto bene! 5-7 €urocent al chilo.Mi rammarico, però, del fatto che Lei sia poco attento alla questione, ma la vedo assai impegnato, invece, nella tutela (come è anche giusto che sia) dei prodotti della Sua terra.Vorrebbe, per favore,dare un pò più di “conto e retta” alle problematiche di noi agricoltori del sud?Corrado VigoTrecastagni,2 novembre 2008°°°°°°°°°°°°°°°°°Caro Corrado,amici di Vigopensiero,CHISSA’….Cordialmente,Orazio Vasta

  5. La burocrazia siciliana settore agricoltura,dipende soprattutto dalle capacità manageriali del direttore generale del Dipartimento.Purtroppo è un ” pobre ” architetto e si intende di linee o di curve e non di impianti arborei o reinnesti (secondo la sua ultima bella pensata : in atto si stanno eseguendo reimpianti e reinnesti entro il 31 dicembre – POR docet).Cacciatelo dall’Assessorato per incapacità.E’ lui il primo responsabile altro che Zaia !

  6. Gentilissimo Dott. Corrado Vigo,la presente per rappresentare uno stato di fatto noto a tutti ma, almeno nei fatti, dai più sottaciuto o tollerato oppure ancora (mal) sopportato o, in ultima analisi, sottovalutato.Mi riferisco alla istituzione dei FASCICOLI AZIENDALI e a tutto quello che ne consegue nei vari atti e procedure ad essi collegati.Tutto il sistema AGRICOLTURA sembra essere vittima della ineluttabile accettazione di regole che noi stessi ovvero chi ci rappresenta al tavolo delle decisioni ha imposto.Una di queste regole è, appunto, il fascicolo aziendale. Una vera e propria diavoleria informatica. Un “sistema” che non “sistema”.Un sistema che, gioco forza, non può recarsi in campagna; un sistema che, per parafrasare il Ministro, non può sporcarsi le scarpe di terra.Non può perchè ora vige la legge dell’algoritmo e della foto-interpretazione.Non ha più importanza cosa c’è realmente in campagna; non importa neanche se l’accertamento in situ fatto da AGEA Ti ha dato ragione (le p.lle risultano in perenne stato di lavorazione).Non importa neanche se l’Agenzia del territorio ha commesso errori nella digitalizzazione dei fogli di mappa: riportando erroneamente gli identificativi particellari, i risultati di un frazionamento o, peggio ancora, se nello stesso foglio di mappa risultano esserci anche 5 (cinque!) particelle con lo stesso numero.Non importa. Il dato che compare nel fascicolo aziendale ti condanna anche se nessuno te lo ha comunicato.E se vieni a saperlo perché hai la fortuna di avere a che fare con efficienti operatori CAA o solerti funzionari della P.A. (esistono, esistono) che hanno rilevato l’anomalia, il problema è che il termine per rettificare il tutto è scaduto o non si capisce bene come fare o perché, perché, perché … c’è sempre un perché lecito ma illogico che rimette il tutto nelle mani algoritmiche del fascicolo aziendale. Mani abituate più a pratiche onanistiche che alla buona pratica agricola, direbbe un mio caro amico.Non riesco a trovare parole che rappresentino pienamente il livello di frustrazione e impotenza in cui vedo precipitare il comparto agricolo.Perché nessuno pensa a creare un procedimento unico anche per l’attività agricola?Perché sprecare così tante risorse, finanziarie e umane, nel creare procedure concepite da tante teste che non comunicano tra di loro?Può essere solo colpa delle famigerate Direttive Comunitarie?Che tutto ciò sia stato ispirato da NICOLAS EYMERICH?Come diceva un comico: LA RISPOSTA C’E’ … SOLO CHE E’ QUELLA SBAGLIATA!Un saluto grato a Lei, per lo spazio che offre.

  7. Gentilissimo Dott. Corrado Vigo,la presente per rappresentare uno stato di fatto noto a tutti ma, almeno nei fatti, dai più sottaciuto o tollerato oppure ancora (mal) sopportato o, in ultima analisi, sottovalutato.Mi riferisco alla istituzione dei FASCICOLI AZIENDALI e a tutto quello che ne consegue nei vari atti e procedure ad essi collegati.Tutto il sistema AGRICOLTURA sembra essere vittima della ineluttabile accettazione di regole che noi stessi ovvero chi ci rappresenta al tavolo delle decisioni ha imposto.Una di queste regole è, appunto, il fascicolo aziendale. Una vera e propria diavoleria informatica. Un “sistema” che non “sistema”.Un sistema che, gioco forza, non può recarsi in campagna; un sistema che, per parafrasare il Ministro, non può sporcarsi le scarpe di terra.Non può perchè ora vige la legge dell’algoritmo e della foto-interpretazione.Non ha più importanza cosa c’è realmente in campagna; non importa neanche se l’accertamento in situ fatto da AGEA Ti ha dato ragione (le p.lle risultano in perenne stato di lavorazione).Non importa neanche se l’Agenzia del territorio ha commesso errori nella digitalizzazione dei fogli di mappa: riportando erroneamente gli identificativi particellari, i risultati di un frazionamento o, peggio ancora, se nello stesso foglio di mappa risultano esserci anche 5 (cinque!) particelle con lo stesso numero.Non importa. Il dato che compare nel fascicolo aziendale ti condanna anche se nessuno te lo ha comunicato.E se vieni a saperlo perché hai la fortuna di avere a che fare con efficienti operatori CAA o solerti funzionari della P.A. (esistono, esistono) che hanno rilevato l’anomalia, il problema è che il termine per rettificare il tutto è scaduto o non si capisce bene come fare o perché, perché, perché … c’è sempre un perché lecito ma illogico che rimette il tutto nelle mani algoritmiche del fascicolo aziendale. Mani abituate più a pratiche onanistiche che alla buona pratica agricola, direbbe un mio caro amico.Non riesco a trovare parole che rappresentino pienamente il livello di frustrazione e impotenza in cui vedo precipitare il comparto agricolo.Perché nessuno pensa a creare un procedimento unico anche per l’attività agricola?Perché sprecare così tante risorse, finanziarie e umane, nel creare procedure concepite da tante teste che non comunicano tra di loro?Può essere solo colpa delle famigerate Direttive Comunitarie?Che tutto ciò sia stato ispirato da NICOLAS EYMERICH?Come diceva un comico: LA RISPOSTA C’E’ … SOLO CHE E’ QUELLA SBAGLIATA!Un saluto grato a Lei, per lo spazio che offre.

  8. Gentilissimo Dott. Corrado Vigo,la presente per rappresentare uno stato di fatto noto a tutti ma, almeno nei fatti, dai più sottaciuto o tollerato oppure ancora (mal) sopportato o, in ultima analisi, sottovalutato.Mi riferisco alla istituzione dei FASCICOLI AZIENDALI e a tutto quello che ne consegue nei vari atti e procedure ad essi collegati.Tutto il sistema AGRICOLTURA sembra essere vittima della ineluttabile accettazione di regole che noi stessi ovvero chi ci rappresenta al tavolo delle decisioni ha imposto.Una di queste regole è, appunto, il fascicolo aziendale. Una vera e propria diavoleria informatica. Un “sistema” che non “sistema”.Un sistema che, gioco forza, non può recarsi in campagna; un sistema che, per parafrasare il Ministro, non può sporcarsi le scarpe di terra.Non può perchè ora vige la legge dell’algoritmo e della foto-interpretazione.Non ha più importanza cosa c’è realmente in campagna; non importa neanche se l’accertamento in situ fatto da AGEA Ti ha dato ragione (le p.lle risultano in perenne stato di lavorazione).Non importa neanche se l’Agenzia del territorio ha commesso errori nella digitalizzazione dei fogli di mappa: riportando erroneamente gli identificativi particellari, i risultati di un frazionamento o, peggio ancora, se nello stesso foglio di mappa risultano esserci anche 5 (cinque!) particelle con lo stesso numero.Non importa. Il dato che compare nel fascicolo aziendale ti condanna anche se nessuno te lo ha comunicato.E se vieni a saperlo perché hai la fortuna di avere a che fare con efficienti operatori CAA o solerti funzionari della P.A. (esistono, esistono) che hanno rilevato l’anomalia, il problema è che il termine per rettificare il tutto è scaduto o non si capisce bene come fare o perché, perché, perché … c’è sempre un perché lecito ma illogico che rimette il tutto nelle mani algoritmiche del fascicolo aziendale. Mani abituate più a pratiche onanistiche che alla buona pratica agricola, direbbe un mio caro amico.Non riesco a trovare parole che rappresentino pienamente il livello di frustrazione e impotenza in cui vedo precipitare il comparto agricolo.Perché nessuno pensa a creare un procedimento unico anche per l’attività agricola?Perché sprecare così tante risorse, finanziarie e umane, nel creare procedure concepite da tante teste che non comunicano tra di loro?Può essere solo colpa delle famigerate Direttive Comunitarie?Che tutto ciò sia stato ispirato da NICOLAS EYMERICH?Come diceva un comico: LA RISPOSTA C’E’ … SOLO CHE E’ QUELLA SBAGLIATA!Un saluto grato a Lei, per lo spazio che offre.

  9. Gentilissimo Dott. Corrado Vigo,la presente per rappresentare uno stato di fatto noto a tutti ma, almeno nei fatti, dai più sottaciuto o tollerato oppure ancora (mal) sopportato o, in ultima analisi, sottovalutato.Mi riferisco alla istituzione dei FASCICOLI AZIENDALI e a tutto quello che ne consegue nei vari atti e procedure ad essi collegati.Tutto il sistema AGRICOLTURA sembra essere vittima della ineluttabile accettazione di regole che noi stessi ovvero chi ci rappresenta al tavolo delle decisioni ha imposto.Una di queste regole è, appunto, il fascicolo aziendale. Una vera e propria diavoleria informatica. Un “sistema” che non “sistema”.Un sistema che, gioco forza, non può recarsi in campagna; un sistema che, per parafrasare il Ministro, non può sporcarsi le scarpe di terra.Non può perchè ora vige la legge dell’algoritmo e della foto-interpretazione.Non ha più importanza cosa c’è realmente in campagna; non importa neanche se l’accertamento in situ fatto da AGEA Ti ha dato ragione (le p.lle risultano in perenne stato di lavorazione).Non importa neanche se l’Agenzia del territorio ha commesso errori nella digitalizzazione dei fogli di mappa: riportando erroneamente gli identificativi particellari, i risultati di un frazionamento o, peggio ancora, se nello stesso foglio di mappa risultano esserci anche 5 (cinque!) particelle con lo stesso numero.Non importa. Il dato che compare nel fascicolo aziendale ti condanna anche se nessuno te lo ha comunicato.E se vieni a saperlo perché hai la fortuna di avere a che fare con efficienti operatori CAA o solerti funzionari della P.A. (esistono, esistono) che hanno rilevato l’anomalia, il problema è che il termine per rettificare il tutto è scaduto o non si capisce bene come fare o perché, perché, perché … c’è sempre un perché lecito ma illogico che rimette il tutto nelle mani algoritmiche del fascicolo aziendale. Mani abituate più a pratiche onanistiche che alla buona pratica agricola, direbbe un mio caro amico.Non riesco a trovare parole che rappresentino pienamente il livello di frustrazione e impotenza in cui vedo precipitare il comparto agricolo.Perché nessuno pensa a creare un procedimento unico anche per l’attività agricola?Perché sprecare così tante risorse, finanziarie e umane, nel creare procedure concepite da tante teste che non comunicano tra di loro?Può essere solo colpa delle famigerate Direttive Comunitarie?Che tutto ciò sia stato ispirato da NICOLAS EYMERICH?Come diceva un comico: LA RISPOSTA C’E’ … SOLO CHE E’ QUELLA SBAGLIATA!Un saluto grato a Lei, per lo spazio che offre.

  10. Gentilissimo Dott. Corrado Vigo,la presente per rappresentare uno stato di fatto noto a tutti ma, almeno nei fatti, dai più sottaciuto o tollerato oppure ancora (mal) sopportato o, in ultima analisi, sottovalutato.Mi riferisco alla istituzione dei FASCICOLI AZIENDALI e a tutto quello che ne consegue nei vari atti e procedure ad essi collegati.Tutto il sistema AGRICOLTURA sembra essere vittima della ineluttabile accettazione di regole che noi stessi ovvero chi ci rappresenta al tavolo delle decisioni ha imposto.Una di queste regole è, appunto, il fascicolo aziendale. Una vera e propria diavoleria informatica. Un “sistema” che non “sistema”.Un sistema che, gioco forza, non può recarsi in campagna; un sistema che, per parafrasare il Ministro, non può sporcarsi le scarpe di terra.Non può perchè ora vige la legge dell’algoritmo e della foto-interpretazione.Non ha più importanza cosa c’è realmente in campagna; non importa neanche se l’accertamento in situ fatto da AGEA Ti ha dato ragione (le p.lle risultano in perenne stato di lavorazione).Non importa neanche se l’Agenzia del territorio ha commesso errori nella digitalizzazione dei fogli di mappa: riportando erroneamente gli identificativi particellari, i risultati di un frazionamento o, peggio ancora, se nello stesso foglio di mappa risultano esserci anche 5 (cinque!) particelle con lo stesso numero.Non importa. Il dato che compare nel fascicolo aziendale ti condanna anche se nessuno te lo ha comunicato.E se vieni a saperlo perché hai la fortuna di avere a che fare con efficienti operatori CAA o solerti funzionari della P.A. (esistono, esistono) che hanno rilevato l’anomalia, il problema è che il termine per rettificare il tutto è scaduto o non si capisce bene come fare o perché, perché, perché … c’è sempre un perché lecito ma illogico che rimette il tutto nelle mani algoritmiche del fascicolo aziendale. Mani abituate più a pratiche onanistiche che alla buona pratica agricola, direbbe un mio caro amico.Non riesco a trovare parole che rappresentino pienamente il livello di frustrazione e impotenza in cui vedo precipitare il comparto agricolo.Perché nessuno pensa a creare un procedimento unico anche per l’attività agricola?Perché sprecare così tante risorse, finanziarie e umane, nel creare procedure concepite da tante teste che non comunicano tra di loro?Può essere solo colpa delle famigerate Direttive Comunitarie?Che tutto ciò sia stato ispirato da NICOLAS EYMERICH?Come diceva un comico: LA RISPOSTA C’E’ … SOLO CHE E’ QUELLA SBAGLIATA!Un saluto grato a Lei, per lo spazio che offre.

  11. non ve la prendete col ministro al suo posto avreste fatto lo stesso pitttosto con nenbo kid e con tutti gli ascari che noi mandiamo a palermo e a roma meditate siciliani meditate.

  12. A proposito di DANNI!A Gaeta(vedi documento che segue sotto)stanno chiedendo ai signori Savoia il risarcimento dei DANNI che la città ha subito durante l’ANNESSIONE…Mi chiedo,perchè gli amici del settore agricolo siciliano-scusate se non uso i termini giusti,ma,non sono “del ramo”-non chiedono il risarcimento dei DANNI, e direttamente all’Assessorato regionale all’agricoltura? L’onorevole La Via non ha mai speso,per esempio,una sola parola-sarei contento di essere smentito-per contrastare la politica agricola del governo italiano nei confronti della “sua” Sicilia.PERCHE’ NON INNONDATE LA SCRIVANIA DELL’ON.LA VIA CON LE VOSTRE RICHIESTE DI RISARCIMENTO DANNI?…La Via è una persona simpaticissima,ma, qui, si tratta di altro! Della stessa vita della nostra Terra di Sicilia!Zaia,il ministro Zaia,sicuramente non farebbe il “sordo” nei confronti della Sicilia,se l’assessore La Via,assessopre di una “Regione”-che dovrebbe essere a “Statuto speciale”,statuto che all’Art.14. prevede che la “Regione Siciliana” ha la “legislazione esclusiva”-facesse sentire la sua voce….Altro che Zaia e la Lega!ASSISSURI LA VIA,UNNI SI? Saluti a tutti,Orazio Vasta******************************Gaeta, consiglio comunale per i danni di guerra del 1861Chiesti 220 milioni di euro, 2 milioni di lire dell’epocaIl 6 dicembre, alle ore 16, il consiglio comunale di Gaeta si riunirà per approvare la delibera per richiedere i danni di guerra, subiti dalla città durante l’assedio del 1860-61, alla famiglia Savoia. L’importo si aggira intorno ai 220 milioni di euro, corrispondenti a 2 milioni di lire dell’epoca.“La caduta di Gaeta, avvenuta il 13 febbraio 1861, è l’emblema della situazione del Sud Italia: quella data segna la nascita della Questione Meridionale che dura ancora oggi – esordisce Raimondi – Basti pesare che fino alla metà dell’Ottocento erano gli abitanti del Nord che emigravano all’estero, mentre alla fine dello stesso secolo furono gli abitanti Mezzogiorno a lasciare le loro terre e dirigersi prevalentemente verso l’America del Nord e del Sud. Questa migrazione, sia pure diretta verso altre mete, continua ancora oggi”.“Gaeta ha pagato un prezzo altissimo per essere stata la Fedelissima del Regno delle Due Sicilie. Nel novembre 1860 la città ha subito una guerra non dichiarata che ha causato grandissimi danni, come si può leggere nelle cronache dell’epoca e nei documenti ufficiali del decurionato – prosegue il Sindaco di Gaeta – I governanti di allora non hanno avuto la possibilità di sedersi ad un tavolo di trattativa: sono stati occupati e basta. Gaeta, da quando divenne fortezza, riceveva un compenso per ospitare nelle sue caserme le guarnigioni dei soldati: dal febbraio del 1861 tutti gli edifici furono requisiti sottraendo all’erario cittadino questa importante entrata. Ancora oggi ne paghiamo le conseguenze con l’indisponibilità di edifici e strade che appartengono al demanio proprio a causa di quelle requisizioni e ciò ha impedito, nel corso degli anni, un vero sviluppo della città”.“Il primo centenario dell’Unità d’Italia si festeggiò a Gaeta alla presenza dell’allora Presidente del Consiglio Amintore Fanfani – aggiunge Antonio Raimondi – Quasi cinquanta anni dopo, il nome di Gaeta o di altre città del Sud non appare nei programmi dello Stato Italiano per i festeggiamenti del 150° anniversario.Chiediamo un riconoscimento morale ed economico per poter migliorare l’aspetto di Gaeta. Non si tratta di nostalgie borboniche, ma di un atto di giustizia storica. La vera Resistenza, il vero Risorgimento è stato quello contro l’invasore straniero nazifascista che ha portato alla nascita della Repubblica il 2 giugno 1946″.“Ancora oggi si cercano i responsabili di stragi ed eccidi che ancora devono essere punite come quelle naziste in Italia (è il caso di Sant’Anna di Stazzena), il genocidio degli Ebrei, durante la Seconda Guerra Mondiale, o del popolo Armeno tra il 1915 e il 1916 – conclude il Sindaco -Sono Sindaco di una città repubblicana e ho giurato di essere fedele alla Costituzione Italiana. Il tempo trascorso dall’assedio, 147 anni, non possono farci dimenticare cosa comportò quella guerra mai dichiarata. Con questo consiglio comunale vogliamo ridare dignità storica ed un riconoscimento morale alle tante sofferenze dei nostri concittadini e di tanti meridionali che hanno visto le loro città distrutte senza più avere la possibilità di riprendersi non solo economicamente ma anche sotto il profilo sociale. I danni del 1861, quantificati all’epoca in 2 milioni di lire, corrispondono a circa 220 milioni di euro: chiediamo questa cifra per rendere giustizia alle tante vittime civili e militari, per dare seguito alle medesime richieste dei nostri amministratori indirizzate al Parlamento tra il 1861 e il 1914 e per dare a Gaeta quello sviluppo che non ha mai potuto avere a causa dell’indisponibilità dei suoi beni e del suo territorio”.Gaeta, 4 dicembre 2008Segreteria del SindacoGiovanni Fantasia

  13. Caro Vigo,penso che il ministro Zaia non sa cosa dirti.Ha pubblicato nel suo blog l’intervento del nostro amico Orazio Vasta solo perchè Orazio ha presentato il suo tesserino d’iscrizione all’Albo dei giornalisti…La verità,penso,che dovrebbe farsi sentire,come dice Orazio e un Anonimo,l’on.La Via,è lui il referente diretto degli operatori dell’agricoltura in Sicilia. Tu,dottore Corrado Vigo che ne pensi?Da trecastagnese a trecastagnese,con amicizia e stima,Pippo Barbagallo.^^^^^^^Un saluto a tutti

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