esami di abilitazione – il mal della bolla

Quando eravamo in Facoltà per gli Esami di Abilitazione, in attesa di essere chiamati per l’orale, esce da una stanza infuriato il prof. Antonino Catara, professore di patologia Vegetale, e ci raccontò il perchè della sua arrabbiatura.
“Mi parli della Taphrina del Pesco” chiese per aiutarlo, e gli disse del pesco e non taphrina deformans, proprio per dargli l’avvio.
Il ragazzo rispose: “la taphrina è un antiparassitario che si usa nella coltivazione del pesco”.
Il professore strabuzza gli occhi e volendo capire dove sarebbe arrivato quel ragazzo incalza “e come lo distribuisce?”
Il ragazzo, sempre più sicuro “con il turboatomizzatore, o a mano, perchè esiste sia liquido, che granulare, che in polvere”.
Il professore continua ” ed il principio attivo me lo dice qual’è?”
Il ragazzo sempre più sicura, ma dimesso “non me lo ricordo perchè è un nuovo ritrovato della Bayer”.
A questo punto il professore lo boccia ed esce fuori dalla stanza arrabbiatissimo.
Non ho mai voluto far parte delle commissioni di Esami di Stato, ma il ricordo di queste simpatiche “avventure” mi fanno tornare sui miei passi. Forse per una volta questa esperienza la vorrei fare; ci potrei scrivere un libro giallo!
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8 pensieri su “esami di abilitazione – il mal della bolla

  1. Caro Corradp, di colleghi agronomi con questa preparazione purtroppo ce ne stanno tanti. Io ho assistito ad un esame di Entomologia, tanti anni fa, di un collega che oggi è un funzionario dell’Assessorato che confondeva coccinelle con cocciniglie e al riconoscimento degli insetti posti nella cassetta entomologica rispose che si trattava semplicemente di cavallette. Alchè il Prof. disse al collega che si trattava di un esame di entomologia e che tale risposta era semplicemente ridicola. Risultato, purtroppo, esame superato con 18. La cosa più scandalosa è che questo collega si permette di dare consigli tecnici.

  2. Trovo sgradevole quello che state scrivendo. Certe cose non le dicono neanche al bar le comari.Anche voi avrete fatto degli errori agli esami e se vogliamo fare un confronto andatevi a sentire quello che chiedono nelle migliori università italiane: ai miei tempi giravano le barzellette sull’Università di Catania e di Reggo Calabria eppure anche lì c’è gente che si è laureata con 110 e lode! Alcuni forse si domandano quanto valga questo 110 e lode, o se è più bravo un agronomo, un ingegnere, od un architetto.Trovo che comunque queste considerazioni siano di cattivo gusto.Un vostro collega agronomo.

  3. Io a leggere queste cose, invece, mi diverto.Ero presente a cose ben più folli.Un lauretao mi disse, mentre lo esaminavo chiedendo cosa fosse un teodolite: “un microscopio”!Era sincer, e si vedeva che andava a casaccio!professore catanese

  4. Caro Agronimo Amonimo, pò spiegarimmi quali barr frequenta così chinu di cummari? Chiddi cà frequentu ju sunu chini di cumpari ca jochinu che macchinetti e co grattaevvinci … bbah!Pessonammenti ma ricoddu di quannu m’picciottu ngigneri lauriatu mi spiau: ma l’angolo di 90 grati in scala unu a dduemila quant’è?piessi:parlannu ccu rispettu: ma Lei picchì si punciu?

  5. Non intendevo essere offensivo. Negli ambiti che frequento io dire comari si usa in modo scherzoso, senza cattiveria. Volevo solo far notare che vi è ovunque gente che fa ironia sugli altri, o su chi è estraneo al proprio ambito/gruppo, atteggiamento che tutti in genere criticano e quindi pensavo di dire una cosa scontata. Non me ne vogliate, al di là di tutto, le battute in se stesse che avete raccontato sono comunque divertenti, così come quelle che sentivo io anni fa, ma alcune ‘lasciano l’amaro in bocca’!

  6. Occhei, non ccè pobblema e Lei pò stari tranquillu ca non ccè nendi di mali chi stù blogghi je centopeccento ‘spirazzioni je centopecciento dispirazzioni ucuali a na miscela o dducentopeccento genoina.piessi: l’irònia non sulu fà ridiri ma fà puru pinzari, quinti…

  7. Di barzellette ne giravano anche sui docenti, ma come spesso accade in questi casi prendevano di mira le persone più deboli e vulnerabili, mentre di quelli più autoritari nessuno si permetteva di dire qualcosa, eppure io ne sò di storie, ma ve ne risparmio il racconto, perchè sono veramente raccapriccianti, ..di gente gretta e cinica.L’unica cosa che ricordo con piacere era il racconto di un mio amico che aveva fatto l’occupazione con la pantera nell’85 e conosceva i metodi per trattare i docenti ‘ruvidi’.Mi raccontò che una volta un docente della sua facoltà non voleva fare l’appello d’esame previsto e allora si sono presentati in un buon numero di studenti …del collettivo piuttosto decisi e lo hanno di fatto invitato a fare l’esame. Purtroppo dopo hanno ripreso il sopravvento i docenti ed è stata la Vandea, tipo il professore che arrivava all’esame in grande ritardo e nell’evidente disagio bocciava quasi tutti quelli che si erano presentati all’appello. Anch’io bocciato, a quell esame, feci un esame collegato la stessa settimana prendendo 28.Certe volte si poteva andare anche senza studiare, tante anche ad aver studiato non si passava lo stesso l’esame e penso che questo fatto ha determinato che molti andassero alla fine agli esami realmente impreparati e tra essi alla fine alcuni passassero ugualmente, mentre altri presi dalla paura si presentavano solo dopo aver studiato mesi, altri ancora si ritiravano era una carneficina, ma non era a Catania.Le statistiche sui fuori corso non sono quelle che vedono una media nazionale attuale sul 45%, ma erano nell’ordine del 85% ad agraria.Secondo me per fare una seria riforma univeristaria bisognerebbe prima fare un test psico-attitudinale a tutta la classe docente. Saluti.

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